Avevo raccolto tutto il grano
le uve tutte e le olive
preparata di nuovo la sementa
e riunita tutta la mia gente
per la festa e le danze
a Carnevale.
Ma sussultò la terra
e caddi bocconi,
frantumi al pavimento
A raspare la polvere
A scavare i miei figli sotto i sassi.
(Ennio De Santis, poeta di Tuscania)
Febbraio 1971. La terra trema a Tuscania. Un orrendo mostro celato nelle viscere della terra si risveglia improvvisamente, pronto a seminare morte e distruzione. Così un pittore ha voluto rappresentare simbolicamente, in una chiesetta rurale non lontano da Tuscania, il terribile terremoto che devastò il centro storico di questo stupendo borgo ricco di vestigia etrusco-romane, medioevali e rinascimentali. La ricostruzione delle antiche case, faticosa ma alla fine coronata da successo, ha ridato un volto a questo piccolo centro, collocato in un punto strategico dove si intrecciano numerosi percorsi, tra i quali importantissimo quello che dalla costa tirrenica si dirigeva verso nord, attraversando la zona del lago di Bolsena. Anche a Tuscania, come del resto in altri luoghi della Tuscia viterbese, la presenza del popolo dei Rasenna ha per secoli impregnato la cultura locale generando miti e leggende, e creando luoghi ricchi di fascino sacrale come la famosa Grotta (o Tomba) della Regina. Situata presso la chiesa della Madonna dell’Olivo, confermando l’ormai ben nota contiguità tra luoghi sacri pagani e cristiani, questo sepolcro ipogeo era probabilmente il fulcro di antichi culti sacri fondati sul principio di morte e rinascita. I suoi oltre trenta cunicoli, scavati sotto la camera sepolcrale e cultuale, si perdono nelle viscere della terra intrecciandosi in una sorta di percorso iniziatico che si snoda attorno a un ombelico sacro, centro simbolico ("l’uovo cosmico"?) di pratiche forse legate a Dioniso, a Demetra o ai culti orfici, così diffusi in Etruria tra età arcaica e periodo ellenistico (VI-IV sec.a.C.). Un percorso discendente e ascendente, quindi, un simbolico viaggio negli inferi con risalita verso la luce attraverso un labirintico dedalo di cunicoli; e da sempre, il labirinto nelle antiche culture è immagine allusiva alle prove iniziatiche dell’esistenza umana. Alcuni reperti, conservati nel piccolo ma ricco museo etrusco della città, testimoniano la dedizione agli antichi culti iniziatici da parte della ricca gens etrusca dei Curunas, la cui storia è probabilmente legata a questo intrigante complesso sacro.
Ma la ricchezza artistica di Tuscania emerge con potenza soprattutto nelle due straordinarie basiliche medievali di San Pietro e Santa Maria Maggiore, tappe fondamentali di antichi pellegrinaggi lungo la romana via Clodia. Sintesi architettoniche di stili disparati, le due chiese sono di non facile classificazione da un punto di vista strettamente manualistico. Ma che conta, dopotutto, la voglia moderna di razionalizzare, classificare, etichettare secondo schemi positivisti ormai superati, di fronte alla stupefacente ricchezza dei simboli che appaiono sulle facciate delle due chiese cristiane? Il “Green Man”, l’”Uomo Verde” della tradizione celtica e poi anglo-sassone, antico retaggio di culti legati alla fertilità e rinascita prefiguranti il mistero della salvezza cristiana (del resto anche il Cristo non muore, e rinasce a nuova vita?), occhieggia spesso da lunette e capitelli. Le facciate dei due edifici sacri, poi, presentano una straordinaria coreografia di sculture teriomorfe, raffiguranti animali reali o fantastici, vero e proprio compendio allegorico dell’essenza della Rivelazione cristiana secondo lo stile dei bestiari medievali. Natura terrena e celeste, lussuria, vizi, peccato mortale che porta l’uomo alla dannazione si fanno pietra e immagine dipinta: in un’ottica cristiana, questo è ciò che conta nella lettura delle decorazioni di queste due basiliche, di fronte alle quali la razionalità cede il passo alla contemplazione delle verità di fede.
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